Alimentazione in una vita sedentaria

La teoria, denominata teoria della zona de nutrizionale, che si vuole dimostrare è che per individui che svolgono attività sedentarie sono necessari orari di pasti differenti da quelli considerati comuni.

Teoria della zona denutrizione

Premessa
In questo saggio breve trascureremo molte delle precisioni biologiche perché considerate superflue al fine della teoria che sarà esposta. Siamo consapevoli delle semplificazioni che faremo, ma non vogliamo di proposito prenderle in considerazione per elaborare una teoria generica ridotta che possa portare giovamenti senza entrare nel merito dell’alimentazione e dello sport, ma al contrario vogliamo risaltare l’errato stile di vita a cui siamo indotti dalla società che si basa su premesse di lavori antichi che non prevedevano sedentarietà e che quindi sia da rivalutare gli orari della colazione, del pranzo, della merenda e della cena degli individui che svolgono un lavoro moderno dove la sedentarietà ne fa da padrona. Ispirato dalla celeberrima frase “Mangia poco ma spesso” sono iniziate le mie idee su come seguire una dieta alimentare equilibrata e proporzionale all’attività svolta da un sedentario.

Conducendo un semplice esperimento di denutrizione (alimentazione inferiore alle 200kcal giornaliere) per un periodo di 1 mese è stato registrato una riduzione di peso di circa 4 kg. L’esperimento è stato ripetuto 3 volte in periodi differenti dell’anno e in tutti casi il risultato era il medesimo. Le uniche differenze sono state registrate nei risultati settimanali, in cui le misurazioni hanno riportato valori a volte anomali, ma che comunque ritengo di poter mediare al valore di 1 kg a settimana.

La Teoria del punto di denutrizione vuole poter equilibrare l’alimentazione di una persona che svolge attività sedentaria e che quindi il suo consumo medio orario di calorie è pari a 80 (una media che prende in esame il consumo notturno di 60kcal/h per circa 8 ore di sonno, e un consumo medio di 90 kcal orarie durante le ore di veglia); la stima è stata fatta prendendo in esame le condizioni peggiori per il consumo e le condizioni migliori per l’alimentazione.

Un chilogrammo è composto da mille grammi che dividendo per le 168 ore di cui è composta una settimana si ottiene che, in un regime di denutrizione forzata la perdita di peso corrisponda a circa 6 grammi orari (5,95 g/h). Tale coefficiente sarà valido solo dal punto in cui il corpo abbia smaltito l’energia dell’ultimo pasto.

Il prossimo esperimento sarà regolare, per la durata di un mese, i tempi tra un pasto e l’altro in modo da misurare le ore di denutrizione e verificarne il risultato.

Un esempio: dipendente di ufficio che dorme 8 ore a notte e lavora 8 ore al giorno e non fa’ nessuna attività extra se non corte passeggiate per raggiungere i mezzi di trasporto.
Facendo colazione classica da 250kcal alle 8 di mattina dovrà teoricamente attendere di consumarli ad una velocità indicativa di 90kcal orarie. Quindi circa 3 ore, alle 11 del mattino inizia il de nutrimento fino alle 13. Le 2 ore di denutrizione hanno indotto una perdita di peso pari a 12 grammi. Un pranzo medio apporta circa 700kcal che si consumeranno in circa 7 ore, spostando il prossimo punto di denutrizione alle 20. Nella nostra teoria vogliamo esaminare i 3 casi che possono avvenire:
caso 1, l’individuo cena prima delle 20
quindi sposterà il punto di denutrizione ancor prima di raggiungerlo e l’energia residua che non è stata consumata si accumulerà come grasso.

caso 2, l’individuo cena alle 20
In tal caso si può parlare di equilibrio alimentare ideale che non comporta ne perdita ne aumento di peso.
caso 3, l’individuo cena dopo le 20
Il tempo che trascorrerà all’interno della zona di denutrizione comporterà dimagrimento alla velocità di 6g/h fino al successivo spostamento del punto di denutrizione.

Se il consumo orario medio è di 90kcal per 16 ore diurne e di 60kcal per le 8 ore notturne si può, se pur con una certa semplificazione dei reali processi biologici, dedurre un consumo giornaliero di 1900 kcal. Non possono essere apportate in un solo pasto, poiché sarebbero troppe e corrisponderebbero ad un regime alimentare scorretto e dannoso. Quindi mangiare una volta al giorno, come tra l’altro fanno molti animali, non è consiglia bile ad un essere umano.

La maggior parte delle diete alimentari (da non confondere con diete dimagranti) sono basate sul concetto di consumare con lo sport le calorie introdotte dai pasti, i quali a loro volta vengono regolate in base all’attività svolta dall’individuo. Regole ferrei, fatiche deludenti e morsi di fame rendono queste diete un incubo per molte persone che sono spinte a mollare e rifugiarsi nel cibo stesso.